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PINOT NERO
È una pianta che richiede molta cura, sia da parte del viticoltore sia del vinificatore, non dà risultati regolari, ha bisogno di climi con buona escursione termica giorno/notte e, quando le condizioni e la qualità del terreno lo permettono, è in grado di offrire vini di rara eleganza.
Per questo motivo è stato impiantato in quasi tutte le regioni vinicole del mondo, a eccezione di quelle con climi caldi che produrrebbero vini "cotti", privi delle caratteristiche che hanno reso tanto famoso il pinot nero. Le origini del vitigno risalgono, probabilmente, a quasi duemila anni fa e la sua presenza in Borgogna è citata già nel quarto secolo d.C.
Mediamente la pianta tende a germogliare precocemente, il che la espone al rischio di gelate primaverili e alla colatura; soffre anche gli attacchi della peronospora e dell'oidio; è proprio la sua fragilità che ha portato, negli anni Settanta, a una diffusa selezione clonale.
Ha foglia media o medio-piccola, tondeggiante e trilobata; grappolo piccolo (12-15 cm), cilindrico, spesso alato, quasi compatto; acino di media grandezza, sferoide o leggermente ovale; buccia mediamente consistente, di colore blu-nero, pruinosa.
Si può iniziare a parlare di una presenza del pinot nero in Italia, solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. L’Oltrepo con 2000 ettari di pinot nero (di cui circa 500 per la vinificazione in rosso) è senz’altro la zona più importante. È questo il motivo per cui i vignaioli dell’Oltrepo, e in particolare la Tenuta Mazzolino, lo hanno scelto come vitigno d’elezione per la produzione di un vino rosso a lungo invecchiamento importante ed elegante, che diventi il simbolo della cultura e tradizione vinicola della loro terra.
Con questo vitigno sono prodotti:
- Terrazze
- Noir
- Noir Folon
- Cruasè
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